Come produrre buonumore.

Dato che mi voglio mettere in proprio nella produzione di endorfine, mi dicono che devo:

  1. praticare di un’ attività fisica costante (è la principale causa del rilascio di questi ormoni), adatta alla nostra età ed al nostro fisico: può andare bene anche solo una passeggiata.
  2. Socializzare: mantenere attive le relazioni personali con gli amici
  3. Ridere: più è lunga la risata, meglio è.
  4. Mangiare il cioccolato o peperoncino
  5. Prendere il sole.
  6. Fare una seduta di agopuntura.
  7. Farsi fare un massaggio (ogni volta che proviamo piacere si mettono in gioco le endorfine).
  8. Aumentare il contatto fisico con il vostro partner.
  9. Vedere uno spettacolo che vi piace e/o ascoltare della bella musica.
  10. Fare qualcosa di “estremo”: Bungee jumping, un giro sulle montagne russe, un lancio con il paracadute etc etc
  11. Respirare profondamente.

ok, sembra facile. Allora, il piano è questo: quando ho un calo di buonumore devo ricordarmi che posso intervenire sulla chimica del mio corpo per riportare il livello di buonumore in alto. Questo mi aiuta a vivere bene, ok capito.

Ma se è così facile… perchè non lo faccio?


Voglio produrre endorfine.

Ieri sera ha rappresentato uno spartiacque tra la mia vita nell’ultimo anno e la mia nuova vita per il prossimo. Ieri sera, verso mezzanotte circa, ho deciso che uno degli obiettivi per i prossimi 3 mesi è quello di produrre endorfine: tante quante più è possibile.

Quindi stamattina mi sono svegliata e mi sono detta: ok, maaa cosa sono le endorfine?

“Le endorfine sono sostanze chimiche prodotte dal cervello e dotate di una potente attività analgesica ed eccitante. La loro azione è simile alla morfina e ad altre sostanze oppiacee. intorno al 1970 si ipotizzò che il cervello stesso fosse in grado di sintetizzare delle “morfine endogene” che furono chiamate, appunto, endorfine. Sintetizzati anche nell’ipofisi, nei surreni e in alcuni tratti dell’apparato digerente questi peptidi hanno i loro recettori in varie zone del sistema nervoso centrale dove si concentrano soprattutto nelle aree deputate alla percezione dolorifica.

Oltre ad aumentare la tolleranza al dolore le endorfine sono coinvolte:

  • nella regolazione del ciclo mestruale
  • nella secrezione di altri ormoni come GH, ACTH, prolattina, catecolamine e cortisolo
  • nel senso di benessere ed appagatezza che insorge al termine di un rapporto sessuale
  • nel controllo dell’appetito e dell’attività gastrointestinale
  • nella termoregolazione
  • nella regolazione del sonno

L’aspetto più affascinante ed interessante delle endorfine risiede nella loro capacità di regolare l’umore. Durante situazioni particolarmente stressanti il nostro organismo cerca di difendersi rilasciando endorfine che da un lato aiutano a sopportare meglio il dolore e dall’altro influiscono positivamente sullo stato d’animo.” (dal sito: www.my-personaltrainer.it )

In moltissime fonti si legge che il livello di endorfine aumenta in risposta all’esercizio fisico: ciò spiega perfettamente quell’innegabile sensazione di euforia e di benessere che insorge dopo aver praticato un po’ di attività fisica. Riduzione di ansia, stress, arrabbiature e controllo dell’appetito sono ulteriori proprietà benefiche delle endorfine che hanno tra l’altro anche un potente effetto analgesico implicato nella ridotta percezione del dolore. Fantastico.

Voglio produrre endorfine!!


C’è una domanda che mi guida.

Nel senso che è una domanda che continuo a ripetermi quasi come un mantra quando non so come comportarmi ed è: “Come posso fare per generare ancora più ben-essere per me e per gli altri con amore, entusiasmo ed intelligenza?”. E’ una buona domanda perché mi porta a delle risposte scomode, che mi danno fastidio e quindi sono vere per forza.

In particolare è una settimana che mi ripeto la mia domanda ogni volta che incontro una persona a cui tengo e a cui ho chiesto di parlare più volte ma che mi sfugge continuamente. Ora, credo che il messaggio sia abbastanza chiaro da parte sua: “non rientri nelle mie priorità, in questo momento ho altro da fare” e non serve se lo scriva anche sulla maglietta, oltre che sulla fronte. Parto dalla certezza che veramente ha altro da fare e dalla sicurezza che avrà sempre altro da fare, perchè conosco la domanda che lo guida nella scelta delle sue priorità.

Il fatto è che questa situazione in cui non c’è chiarezza con lui mi fa soffrire e vorrei semplicemente chiarire alcuni malintesi che hanno portato ad un allontanamento fra di noi. Senza l’intenzione di dover per forza poi riavvicinarci.

Stasera quando l’ho incrociato in corridoio, mentre stava uscendo in fretta da quella cazzo di porta dicendomi semplicemente un “ciao”, mi sono ripetuta la mia domanda e mi sono risposta: “Lasciarlo andare libero è quello di cui ha bisogno per il suo ben-essere. Se poi si ricorderà che avevi bisogno di parlargli, decidi tu cosa fare, in base a come ti sentirai in quel momento, perché questo appagherà il tuo bisogno di ben-essere.”

Non so se in questa risposta ci sia amore ed entusiasmo, mi pare però ci sia intelligenza e per il momento mi basta. Spero porti anche pace.


Ci sono dei giorni in cui piango.

E oggi è stato uno di quei giorni. Questa mattina quando mi sono alzata non avevo il fiato per scendere dal letto e mi chiedevo come fosse possibile. Come cavolo potevo essere già così stanca con un’intera giornata da vivere davanti? Poi mi sono sforzata e sono scesa dal letto perché tutto quello che volevo era vivere questa giornata. Ad un certo punto però le spalle si sono curvate: tutto quello che volevo era un abbraccio, andarmene a casa a letto e non vedere nessuno.

E invece no, ero in guerra.  Non ci sono abbracci in guerra, non si può semplicemente alzarsi dalla sedia e andarsene a casa e non è lecito, per me lo è ancor meno, andarsene a letto. Tutto il giorno ho lottato per “fare le cose” e sono stata così concentrata sul “fare” che mi rendo conto di essere sembrata del tutto scostante e malmostosa.

E così sono arrivata a fine giornata, talmente sfibrata che avevo  voglia solo di chiedere a una persona che mi regalasse uno stramaledetto lungo abbraccio ma, ironia della sorte, questa persona non lo ha fatto perché doveva scappare a un aperitivo. E anche se ha capito che ero in una delle mie brutte giornate, doveva scappare lo stesso perché io non venivo prima del suo lungo aperitivo.

E quindi la lezione più dura è arrivata, come sempre, a fine giornata, quando, con la lacrima che mi scende, mi chiedo: “Ok cosa posso imparare da questo?”. Le prime risposte sono puramente di reazione: che non gliene frega niente di me, che se fosse stato libero però sarebbe venuto anche a cena, che se non  capisce lui nessuno mi può capire, che è sempre la stessa storia: a nessuno frega niente se stai male, neanche a lui.

La verità però è un’altra e, mi da tanto fastidio doverlo ammettere ma, gli altri non centrano niente. Sono io che ho un problema di salute, sono io che non posso fare tutto o, meglio, che posso fare tutto ma a modo mio, sono io che suono fuori dai “tempi” del mondo “social”. E gli altri, beh hanno tutto il diritto e il dovere di vivere la loro vita, tanto più questa persona a cui sono in qualche modo legata e da cui mi aspetto sempre un supporto. Ma a volte anche lui non può darmelo perché “c’ha da fare la sua vita”, che è solo sua anche se a momenti si intreccia con la mia.

Eccola la risposta alla mia domanda del giorno: io e soltanto io ho il dovere di essere supporto per me stessa e la mia vita.

Così è più facile: il timone della mia vita ora ce l’ho io. Io e soltanto io. Ho smesso di piangere.

Ma ho ancora voglia di un abbraccio.


Vorrei una rosa rossa

Oggi è la festa della mamma ed è un po’ come festeggiare il compleanno… la vita insomma.

Al di là dello sbattimento di cercare il regalo “giusto” (che poi è sempre una rosa rossa con un bel cuore adesivo appiccicato sopra) e di andare a pranzo dalla mamma, devo dire che è una delle feste che, a mio avviso, ha un senso.

Oggi però non posso fare a meno di pensare anche a tutte quelle donne che non sanno se di figli ne potranno avere mai. Forse oggi si sentono un po’ come me: felici di festeggiare chi ti ha dato la vita e ti ha cresciuto ma anche un po’ tristi perché si chiedono se un giorno saranno così fortunate da ricevere quella scontatissima rosa rossa con un cuore appiccicato sopra.

Io mi rispondo sempre di si. La maternità è una questione anche di cuore e con il cuore si possono fare grandi cose: crescere figli che non hai partorito ma che avranno le tue stesse abitudini e movenze, accudire anche solo per un po’ figli di famiglie in difficoltà, accogliere figli “speciali” che hanno bisogno di essere accompagnati o far crescere progetti speciali. Il cuore è fantastico, fa fare grandi cose.

Per me è importante continuare ad avere fiducia, se i medici ti dicono che è difficile non vuol dire che è impossibile. E se ti dicono che è impossibile, bisogna chiedere sempre se vuol dire 100%. Perché se è 99 o 98% c’è una grande differenza: c’è un 1 o 2% di possibilità in cui quella condizione si può realizzare. E sul quella possibilità si può lavorare di testa e di cuore.

Certo ognuno poi ha un suo destino e una sua mission e non si può andare contro il proprio destino se si vuole essere felici. Bisogna solo abbracciarlo!


Partenze… di vita

Il weekend appena passato sono stata ad un corso che non saprei come definire … di comunicazione intrapersonale o di sviluppo personale? Si, qualcosa del genere, ma questo non è importante.

La cosa curiosa è che, appena sono arrivata in hotel, la prima persona che ho conosciuto ho cercato di evitarla perché mi dava “fastidio”. Mi ricordo di aver proprio pensato “Cominciamo bene”. Il giorno dopo ho saputo che ha un tumore e che era lì per curare, non il tumore, ma la sua crescita personale. Come me. Abbiamo chiaccherato e ho scoperto di avere di fronte una persona coraggiosa e piena di speranza per se e per la sua famiglia. Confesso che mi sono scritta su un post-it la sua risposta quando gli ho chiesto perché era lì: “Sono qui perché voglio morire da vivo”. Cosa dire davanti a questo? Hai tutta la mia ammirazione!

La seconda persona che ho conosciuto era invece una commercialista che ha sempre frequentato i corsi dell’azienda per cui lavoro, tranne l’ultimo anno quando ha deciso di andare alla concorrenza. Superata la prima parte in cui l’ho caziata (non si va alla concorrenza!), ho conosciuto un’altra bella persona. Ma, se ci penso, ancora mi viene da sorridere: c’erano 150 persone, proprio lei dovevo conoscere?! Legge del contrapasso.

Oltre ad aver conosciuto loro, ho avuto la fortuna di poter entrare nella vita di altre belle persone negli ultimi 4 giorni. Persone che hanno vissuto con coraggio dei traumi, delle perdite e dei dolori che li hanno un po’ schiacciati. Ma una cosa non hanno di sicuro perso: la forza di reagire. Erano lì solo per rispolverarla un attimo e ributtarsi nella vita.

Ho imparato tanto: ero andata lì convinta che i problemi ce li avevo solo io e che solo io ero confusa ma, in quel spaccato di mondo, ho avuto la possibilità di condividere la vita e di dare il giusto peso ai miei dolori e fatiche. Sono uscita da quell’hotel pronta a rituffarmi nella vita. Fantasico.

P.S. La compagna di corso che mi è stata assegnata è una giovane imprenditrice di Torino e oggi, dall’ufficio, mi hanno avvisato che la settimana prossima mi hanno spostato per 2 giorni a Torino. Troppo bello: si va a cena insieme!!


“Il diavolo, certamente”

Se vi piace leggere ma avete poco tempo, vi consiglio “Il diavolo, certamente” un libro che ho terminato da poco e che racconta, in 33 racconti brevi, di coincidenze. Quelle che ti cambiano la vita in pochi secondi (è un po’ il concetto sliding doors) ma non sempre in meglio, perché nei racconti si parla dei desideri, vizi, passioni e bassezze umane e di “sfighe”.

Camilleri ti porta a riflettere sul senso del destino: ci affanniamo per mentire, apparire o essere felici  ma irrimediabilmente il destino (o il diavolo con il suo zampino) riporta tutto all’ordine universale delle cose.

Un libro da portarsi in borsa e leggere sull’autobus, in treno o in aeroporto, durante qualche coda negli uffici pubblici o semplicemente da tenere sul comodino per leggere quelle 3 pagine 3 prima di dormire.

Titolo: Il diavolo, certamente

Autore: Andrea Camilleri

Ed. Mondadori


Lo sapevo già

Vi capita mai di pensare “e il cerchio si chiude”?

A me ultimamente capita spesso e ogni volta si rafforza la mia convinzione che mi devo fidare di più della mia pancia. La testa, quella mi è d’aiuto in alcuni momenti ma in altri non fa che complicarmi la vita.

A volte mi raccontano un fatto e a me sembra già di sapere come va a finire perché me “lo sento”: ad es. 4 mesi fa una mia amica sparisce per infilarsi in una storia difficile e quasi impossibile (lei ha uno spirito da crocerossina molto accentuato). Quando me lo dice, capisco che non vuole consigli né giudizi, solo comunicarmelo. Decido di starmene in disparte ed aspettare quello che di pancia so già che succederà: busserà alla mia porta per dirmi che è in crisi, che si sente messa all’ultimo posto (lui ha una ex-moglie e 2 figli) e che lui non le va incontro (abitano a 200 kmdi distanza e lui ha problemi economici). Solo allora sarà pronta per sentire quello che penso, quindi mi costringo a mordermi la lingua. Questa sera ha bussato alla mia porta e sapevo già di cosa aveva bisogno.

Ho fatto bene a non dire nulla 4 mesi fa? Ho lasciato che lei viva la sua storia senza i miei pre-giudizi ma magari potevo proteggerla? Lei non mi avrebbe però creduto e io non potevo dimostrarle nulla di quello che sarebbe stato. E poi magari mi sbagliavo.

Quando è tornata a casa ho pensato: “il cerchio si è chiuso, è andata come doveva andare”.


Parenti … social

Leggevo, qualche weekend fa, in un articolo su Vanity Fair (lo so un po’ impegnativo) che parlava dell’ennesimo attacco ai social network, queste righe: “… perché noi moderni difendiamo i prodotti che utilizziamo? Davvero ci identifichiamo in loro tanto da indignarci se qualcuno li disprezza? E se è così, se diventiamo fratelli di un oggetto, siamo sicuri che ci faccia bene? “Fratelli di un oggetto” è un’immagine bella, triste e inquietante. Abbiamo tutti un gran bisogno di sentirci fratelli di qualcuno o qualcosa, un gran bisogno di identità, di far parte di una fazione contro l’altra: perché? Perché siamo insicuri, confusi, perché ci sentiamo soli. Ci sentiamo tutti, o quasi tutti, dannatamente soli. Pure su Twitter.” (da: Perché Twitter non fa più schifo del feno a mano, di Daria Bignardi, Vanity Fair 28.03.2012).

Devo dire che mi sono sentita toccata da queste righe perché:

1_ sono figlia unica: non ho fratelli, sorelle, mariti o fidanzati (ho 2 genitori ma loro non contano sono di un’altra generazione e quindi solo da esposizione);

2_ spesso parlo con le mie cose come a delle persone di famiglia: la mia auto, ad esempio, la prego sempre perché non si rompa; le mie piante, con loro ci faccio lunghi discorsi mentre faccio le pulizie ecc. ecc.;

3_ in certi momenti mi sento sola, si proprio sola e anche un po’ insicura e confusa, lo ammetto. E allora ricorro ad un social network piuttosto che ad un blog per interagire e sentirmi un po’ meno sola oppure per condividere dei pensieri scritti ed essere meno confusa. E ci godo pure.

Insomma … non so in quale grado di parentela porre strumenti come i social network ma, che siano fratelli, cugini o zii impiccioni, se mi fanno sentire bene: ben vengano e chissene!


Penso quindi … ?

Oggi più che ieri, credo che la vita sia del tutto magica nello farti sbattere contro la realtà dei tuoi limiti. E poi non lo fa un po’ alla volta, no. Riesce a riunire in un unico giorno, se si è fortunati  anche in sole poche ore, più e più eventi che ti possono far girare le “biglie” come poche volte capita.

A me è successo ieri. Tra le 16:00 e l’una di notte mi è stato più volte ripetuto, per situazioni diverse e da persone diverse, che “non devo pensare”. Non devo pensare al lavoro, non devo pensare a me che penso troppo al lavoro, non devo pensare a qualsiasi cosa o persona per non essere troppo coinvolta. Verso la mezzanotte e mezza mi è stato consigliato di diventare anche un pelo cinica.

Lo ammetto, sono esagerata in questa mia attività che, se ad un certo punto non è più migliorativa della mia vita, va limitata.

Ora però, mi chiedo, come faccio a non pensare? Io sono pure donna. Per natura devo pensare a qualcosa. Ora ad es. sto pensando a come non pensare.  “Per non pensare devo fare” mi dico. Ok, mi trovo dei riempitivi per ogni qualsivoglia minuto? Uso le persone per riempire i miei tempi vuoti? Si, certo è fattibile. Ma poi sono convinta che, appena si spengono le voci e si svuotano gli spazi, i miei pensieri sono ancora lì. A ben pensarci, solo scrivere cura i miei pensieri negli ultimi tempi…

E poi che discorsi sono? Il cinismo è pericoloso, è una difesa pazzesca per evitare il coinvolgimento. Certo non stai male perchè te ne importa gran poco degli altri. Preferisco del sano egoismo, quello che ti autotutela senza perdere di vista chi è “altro da te”.

Mah … che dire? Ogni consiglio è ben accetto e buona serata.


Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.