E oggi è stato uno di quei giorni. Questa mattina quando mi sono alzata non avevo il fiato per scendere dal letto e mi chiedevo come fosse possibile. Come cavolo potevo essere già così stanca con un’intera giornata da vivere davanti? Poi mi sono sforzata e sono scesa dal letto perché tutto quello che volevo era vivere questa giornata. Ad un certo punto però le spalle si sono curvate: tutto quello che volevo era un abbraccio, andarmene a casa a letto e non vedere nessuno.
E invece no, ero in guerra. Non ci sono abbracci in guerra, non si può semplicemente alzarsi dalla sedia e andarsene a casa e non è lecito, per me lo è ancor meno, andarsene a letto. Tutto il giorno ho lottato per “fare le cose” e sono stata così concentrata sul “fare” che mi rendo conto di essere sembrata del tutto scostante e malmostosa.
E così sono arrivata a fine giornata, talmente sfibrata che avevo voglia solo di chiedere a una persona che mi regalasse uno stramaledetto lungo abbraccio ma, ironia della sorte, questa persona non lo ha fatto perché doveva scappare a un aperitivo. E anche se ha capito che ero in una delle mie brutte giornate, doveva scappare lo stesso perché io non venivo prima del suo lungo aperitivo.
E quindi la lezione più dura è arrivata, come sempre, a fine giornata, quando, con la lacrima che mi scende, mi chiedo: “Ok cosa posso imparare da questo?”. Le prime risposte sono puramente di reazione: che non gliene frega niente di me, che se fosse stato libero però sarebbe venuto anche a cena, che se non capisce lui nessuno mi può capire, che è sempre la stessa storia: a nessuno frega niente se stai male, neanche a lui.
La verità però è un’altra e, mi da tanto fastidio doverlo ammettere ma, gli altri non centrano niente. Sono io che ho un problema di salute, sono io che non posso fare tutto o, meglio, che posso fare tutto ma a modo mio, sono io che suono fuori dai “tempi” del mondo “social”. E gli altri, beh hanno tutto il diritto e il dovere di vivere la loro vita, tanto più questa persona a cui sono in qualche modo legata e da cui mi aspetto sempre un supporto. Ma a volte anche lui non può darmelo perché “c’ha da fare la sua vita”, che è solo sua anche se a momenti si intreccia con la mia.
Eccola la risposta alla mia domanda del giorno: io e soltanto io ho il dovere di essere supporto per me stessa e la mia vita.
Così è più facile: il timone della mia vita ora ce l’ho io. Io e soltanto io. Ho smesso di piangere.
Ma ho ancora voglia di un abbraccio.